PETROLIO E GAS NATURALE: COME ANDRA’ A FINIRE?

PETROLIO E GAS NATURALE: COME ANDRA’ A FINIRE?

Ho letto con piacere e curiosità l’articolo del Professor Edoardo Beretta su “La Regione” del 17.02.2016. Il contenuto è molto interessante poiché analizza i tanti interessi in gioco nello scacchiere energetico mondiale, che alla fine determinano anche i prezzi del gas naturale.
Torno al titolo, emblematico, per qualche mia considerazione  riferita alla precarietà del settore energetico in continua trasformazione. Lo stesso Professor Beretta definisce le fluttuazioni di queste settimane “al limite dell’erratico senza un motivo economico preciso”. Al momento vi è un dato di fatto irreversibile, legato ad una sovrapproduzione generalizzata che vede anche gli USA assumersi il ruolo di esportatori grazie al fracking, un nuovo sistema di estrazione del gas naturale a costi vantaggiosi. A ben guardare la storia dell’OPEC insegna che il “cartello” funziona (paradossalmente) solo quando la domanda è in esubero, mentre non è il caso quando vi è eccesso di offerta come attualmente. Cercare di capire dove si andrà a finire è impresa ardua. Anche le aziende ticinesi che forniscono energia sono sul chi vive e cercano di seguire al meglio ogni comunicazione per ottenere i prezzi migliori, fidelizzare i clienti e impostare gli investimenti nell’infrastruttura. Di buono c’è che le riserve mondiali di gas naturale sono enormi e di fatto inesauribili. Quindi cade una prima obiezione diffusa legata alla futura capacità di approvvigionamento. In più l’Italia, da cui il Ticino dipende, ha un paniere di fornitori molto sicuro e diversificato. Non solo Russia, ma altri 7 paesi produttori pronti a compensare senza problemi le eventuali defezioni politiche del colosso sovietico.
Tutti sappiamo che la questione energetica è di primaria importanza per ogni paese. La disponibilità di energie, possibilmente con più vettori, è uno dei fattori che può condizionare lo sviluppo economico. Di fatto, una garanzia per il bene pubblico e per il mantenimento dell’attuale benessere sociale e materiale.
La comunicazione del 25 febbraio scorso dell’Associazione svizzera del gas porta ad una prima costatazione; il gas naturale continua ad avere successo in Svizzera! La critica secondo la quale esso non darebbe valore aggiunto indigeno è fuori luogo (vedi dati a seguire). Purtroppo essa è però sempre presente tra gli argomenti contro questo vettore, sia nel dibattito politico, sia nei media.
La sicurezza energetica è convenzionalmente definita come la disponibilità di rifornimento affidabile a prezzi ragionevoli. Quindi si attivano due concetti e il gas che arriva da noi li rispetta entrambi. Lo dimostra il fatto che i consumatori continuano a crescere, malgrado la provenienza fossile e malgrado l’ostilità politica evidente soprattutto a livello nazionale. Di fatto, non si vuole accettare un miglioramento parziale delle emissioni che il gas può garantire rispetto all’olio combustibile. In Svizzera si continua a mirare troppo in alto, alle rinnovabili subito, pur consapevoli che ciò non sarà possibile in quantità sufficiente. Il futuro prossimo chiederà alla politica scelte importanti e non dogmatiche, magari inserendo una fase intermedia di contenimento delle emissioni.
I consumatori elvetici spendono ogni anno circa 2,5 miliardi di franchi per il gas naturale/biogas. Di questi circa 1,5 miliardi creano valore aggiunto diretto in Svizzera, con oltre 320 milioni nell’infrastruttura (studi di ingegneria per la progettazione, imprese del genio civile per la costruzione di reti ed installatori per la posa di condotte). L’industria svizzera del gas occupa 1’700 persone. Posso confermare che, proporzionalmente la percentuale di investimenti a favore dell’economia locale è analoga in Ticino. Il valore di bilancio della rete svizzera è di 15 miliardi, con 19’500 km di condotte posate (alta, media e bassa pressione), con le quali si raggiungono i ¾ della popolazione. Per l’industria svizzera il gas naturale è indispensabile per la produzione. Non da ultimo, nel 2015 la tassa sul CO2 prelevata sul gas naturale è stata di 325 milioni di franchi, oltre a 200 milioni di IVA che sono confluiti nelle casse federali.  Con l’aumento previsto per il 2016, la tassa sul CO2 dovrebbe generare più di 450 milioni di franchi.

 

Edo Bobbià
Metanord SA

 

Camorino, 2 marzo 2016