NUOVE ENERGIE PER LA RETE DEL GAS

NUOVE ENERGIE PER LA RETE DEL GAS

La roadmap dell’UE per l’energia 2050, la Strategia energetica 2050 del Consiglio federale o i concetti di “società a 2000 watt” e di “società a 1t di Co2” hanno tutti lo stesso obiettivo: ridurre drasticamente le emissioni di Co2 a lungo termine e accrescere massicciamente la parte di energie rinnovabili. L’infrastruttura del gas – oggi ancora votata quasi esclusivamente a un agente energetico fossile – può apportare un contributo sostanziale al raggiungimento di questo obiettivo. La politica dovrebbe togliere gli ostacoli che frenano l’immissione di energie rinnovabili nella rete del gas.

Non c’è penuria di energia

Il dibattito politico è ancora spesso condizionato dall’idea che l’energia potrebbe diminuire, se non mancare del tutto. Non è vero. Con il solare, l’eolico, il recupero di calore e la biomassa (legno incluso) disponiamo di un potenziale equivalente a parecchie volte la domanda prevedibile in futuro. Il problema risulta solo nella disponibilità geografica e temporale. In Germania si è creata una parola “Dunkelflauten” per designare i buchi nella produzione delle istallazioni fotovoltaiche e eoliche quando il sole manca e il vento non soffia.

Colmare i buchi

L’infrastruttura del gas propone delle soluzioni per rendere l’energia disponibile dove e quando ce ne sia bisogno. La rete del gas dispone di capacità enormi: una condotta ad alta pressione di 1,2m rappresenta una potenza di 28GW, cioè più del doppio della potenza massima di tutte le centrali elettriche svizzere. L’infrastruttura del gas offre inoltre una notevole capacità di stoccaggio: riducendo o aumentando la pressione si può prelevare o iniettare più o meno energia. L’unico problema: come portare l’energia nella rete del gas? Il progetto RENERG (RENewable enERgies for future enerGy supply) sfrutta due istallazioni pilota: una istallazione di metanizzazione del PSI e una istallazione power-to-gas dell’EMPA. La piattaforma di dimostrazione “Future Mobility” sotto la coordinazione dell’EMPA assicura la produzione decentralizzata di idrogeno derivato da corrente rinnovabile e il suo utilizzo in diversi tipi di veicoli: elettrici, a pile combustibili e a gas. Trasformando l’energia prodotta in modo intermittente in idrogeno, permette di renderlo disponibile come carburante da utilizzare quando serve.
Nel quadro del programma nazionale di ricerca PNR70, diversi partner, tra cui l’Università di San Gallo, l’EMPA e l’Istituto di Biotecnologie della ZHAW di Zurigo si stanno chinando sulla catena del valore aggiunto del metano rinnovabile nel campo della mobilità.
A Soletta è nata la prima centrale “ibrida” nel quadro di un progetto pilota nazionale sostenuto dall’OFEN. Un progetto di elettrolisi, l’accoppiamento calore-forza e il recupero del calore dell’inceneritore permette di far convergere la rete elettrica, del gas e del teleriscaldamento in un solo sistema energetico. L’economia del gas svizzera partecipa pure a progetti all’estero, come quello di power-to-gas di Falkenhagen in Germania e un progetto dimostrativo della società Electrochaea in Danimarca. Queste iniziative permettono di approfittare delle esperienze accumulate in queste nazioni, dove la parte di energie rinnovabili intermittenti nella produzione elettrica è molto superiore alla nostra.

Adattare le condizioni-quadro

La trasformazione di corrente rinnovabile in idrogeno e in un secondo tempo la sua combinazione con il CO2 per farne del metano rinnovabile sono delle innovazioni tecnologiche che oggi non sono praticamente prese in considerazione dal legislatore svizzero. In Germania, molti passi sono stati fatti in questa direzione. In certe condizioni, le istallazioni power-to-gas sono state esonerate dal pagamento dell’utilizzo della rete, come è il caso in Svizzera per le centrali idroelettriche di pompaggio e turbinaggio. Il gas prodotto in questo modo è trattato legalmente come biogas se la corrente utilizzata per l’elettrolisi e il diossido di carbonio utilizzato per la metanizzazione sono “in gran parte” derivati da fonti rinnovabili. Delle misure simili potrebbero essere concretizzate in Svizzera grazie alla mozione 14.3048 deposta in Consiglio nazionale, ma non ancora trattata dalle Camere.
Bisognerebbe anche reagire a livello cantonale. Il progetto di revisione del modello di prescrizioni energetiche dei cantoni (MoPEC 2014) non prevede nessuna misura per quanto concerne l’utilizzo di biogas e altri gas rinnovabili attraverso la rete del gas. Il suo riconoscimento come energia rinnovabile potrebbe dare un incentivo essenziale al suo sviluppo.

Allargare il campo di visione

La catastrofe di Fukushima ha prodotto in qualche settimana una revisione fondamentale della politica energetica svizzera, davanti alla quale buona parte del mondo è ancora incredulo. Le pesanti conseguenze di questa revisione, l’uscita dal nucleare a medio termine e lo sviluppo delle energie rinnovabili sono sottostimate in Svizzera. Si tende a credere che si può sopportare il cambiamento, che si deve farlo e ci si concentra su sussidi e sovvenzioni, dimenticando l’efficienza, i costi e gli effetti sociali che questo causerà. Gli effetti secondari indesiderabili delle sovvenzioni sono a loro volta corretti da nuove sovvenzioni. Questo non crea nessuna certezza per le imprese e gli investitori, ma falsa il mercato e genera incertezza. La riuscita del riorientamento energetico richiede innanzitutto il senso della realtà. Queste scelte energetiche con cui gettiamo le basi cercando di essere una piazza economica e industriale competitiva anche in futuro richiedono un concorso di idee per tracciare la via e risolvere tutti i problemi. Per impegnarci sul cammino futuro di un approvvigionamento durevole ci serve uno sguardo che abbracci l’insieme del settore energetico, considerando la performance delle diversi vettori energetici e le loro infrastrutture. Il gas naturale, il gas rinnovabile e la rete del gas sono chiamati a giocare un ruolo ben più importante di quanto si pensi oggi a livello politico. La questione merita di essere trattata a livello politico e della società tutta. Gli ambienti scientifici lo stanno già facendo.

Edo Bobbià
Direttore Metanord SA