L’industria del gas da 200 anni in moto verso il futuro

L’industria del gas da 200 anni in moto verso il futuro

IL PASSATO

Corre l’anno 1807 e una nuova, calda luce illumina la celebre Pall Mall Street a Londra. Si tratta della prima lampada a gas al mondo. Sostituirà le vecchie lampade ad olio.

1826: prima cucina a gas a Northampton (Inghilterra);
1843: prima centrale a gas in Svizzera, città di Berna;

1855: primo riscaldamento a gas (Germania);

1885: sviluppo motore a gas a 4 tempi;

1935: prime colonnine di rifornimento a gas per auto da turismo;

1969: passaggio dal gas di città al gas naturale per molte città Svizzere;

1979: prima pompa di calore a gas (Germania);

1997: prima mescola di gas naturale con biogas;

2011: primi impianti a gas combinati con le energie rinnovabili.

 

IL PRESENTE E IL FUTURO

L’industria svizzera del gas si muove con 3 obiettivi principali:

  • migliorare la qualità del gas naturale (meno emissioni) con l’immissione di biogas di origine naturale (scarti vegetali, liquami, ecc. con fermentazione umida e secca)
  • offensiva tecnologica per un uso del gas combinato con le rinnovabili
  • incentivare l’installazione di micro-cogeneratori a gas in grado di produrre energia elettrica
  • sostenere l’installazione di termopompe a gas

Il gas naturale, anche nella Confederazione, ha sempre contribuito al progresso in senso lato. Tra le energie fossili, è sicuramente la meno inquinante e si può ben dire che si situi a metà strada fra le rinnovabili e il petrolio. Il processo ecologico in atto da diversi anni, suggerito dalla politica e dalla necessità di migliorare la qualità dell’aria, è stato bruscamente e drasticamente interrotto dal crollo del prezzo del petrolio (da 110 a 35-40 dollari al barile). Difficile dire se il prezzo del greggio aumenterà o meno in futuro. La situazione geopolitica è complessa e confusa al punto tale che si è sempre alla ricerca di un nuovo prezzo di equilibrio. All’interno dell’OPEC, secondo le ultime pubblicazioni, non si riesce ad accordarsi su una diminuzione della produzione. Lo scenario più verosimile prefigura quindi che nel 2016 il greggio venga negoziato, con notevoli oscillazioni, in un’ampia fascia compresa fra i 35 e i 60 dollari al barile.
Pare per contro scontata un’ulteriore e progressiva diminuzione del prezzo del gas naturale, ciò che permetterebbe anche alle aziende distributrici ticinesi di agire meglio, sia sul mercato privato (riscaldamento) sia su quello industriale.

Dunque sembra lecito dire che il gas naturale ha un futuro, malgrado i tentennamenti evidenti della politica federale che, con il diffuso miraggio delle rinnovabili, tende a non vedere quelle soluzioni di compromesso, immediate ed efficienti, a beneficio dell’ambiente. Attualmente in Svizzera l’olio di riscaldamento assicura quasi i 2/3 del consumo totale e tutti sanno quanto sia il tasso di polluzione conseguente.

Gli USA credono molto di più nel gas naturale anche a seguito dei successi evidenti dei nuovi sistemi di estrazione, assai meno costosi. Questi successi si sono tradotti in una minore dipendenza dal petrolio dell’Arabia Saudita. Un notevole successo politico e ambientale. Vedremo nei prossimi 3 mesi cosa succederà anche se, come detto, è l’instabilità politica e dunque economica e sociale, a farla da padrone.

 

DEMOGRAFIA

Il consumo energetico è da proiettare anche in funzione dell’andamento demografico. In Svizzera, nei prossimi decenni, ci sarà un significativo aumento della popolazione, principalmente da paesi terzi. L’Ufficio federale di statistica prevede fino ad un +2,3%, cioè 10,2 milioni di persone, entro il 2045. L’aveva previsto negli anni sessanta, anche se non creduto, uno studioso ticinese di economia a San Gallo, il Prof. Francesco Kneschaurek, che molti ricordiamo quale docente. La crescita della popolazione mondiale, ripartita in modo disuguale, salirà, secondo gli specialisti, a 9,3 miliardi di persone principalmente a causa di quella che viene definita “l’esplosione dell’Africa”, con oltre metà dell’incremento citato. Sarà perciò importante avere a disposizione una grande quantità di energia se non si vorrà compromettere la crescita economica e la qualità di vita che conosciamo.

 

Edo Bobbià

Direttore Metanord SA

 

21.01.2016