La rivoluzione energetica in Svizzera

La rivoluzione energetica in Svizzera

Sono tra quelli che hanno apprezzato la recente pubblicazione di UBS sul complesso tema energetico. Uno studio che, oltre ad un’analisi a livello mondiale, si concentra poi sull’Europa e sulla Svizzera. Penso di poterlo definire molto utile e, per una volta, non influenzato troppo da forze estreme (conservatrici e ambientaliste). E questo lo si recepisce bene.
Nel merito, si dice ad esempio che, solamente tra qualche decennio, le energie fossili saranno relegate al passato e che le rinnovabili, da tutti giustamente invocate, avranno il necessario slancio competitivo e quantitativo solo nei paesi ricchi.
Il quadro energetico mondiale si prospetta dunque complesso, tanto che gli autori dello studio sostengono che questo sarà il secolo della priorità energetica per l’intera umanità.
Passando al livello europeo, si lamenta (giustamente) la mancanza di un visione globale e vincolante del problema, con Paesi che fanno molto (Svizzera) e altri che fanno molto poco. Tony Blair, qualche mese fa a Berna, lo disse chiaramente: “La debolezza europea si vede anche nell’ambito ambientale, dove non si riesce nemmeno a progettare un agire comune e coordinato”.
Lo studio si sofferma poi sulle importanti decisioni che la politica svizzera dovrà prendere; viene detto esplicitamente che la strategia energetica 2050 rappresenta una sfida enorme, una vera rivoluzione. La Svizzera, secondo il Consiglio mondiale dell’energia, è comunque già adesso al primo posto su 130 paesi esaminati, ciò che rappresenta un implicito riconoscimento dell’impegno ambientale posto in essere dal nostro paese. La via intrapresa a favore delle rinnovabili continuerà, ma con una marcia più lenta rispetto alle attese.
Ho poi preso atto con piacere dallo studio UBS che tra i vettori energetici al gas naturale viene assegnato un ruolo non di poco conto. Si parla esplicitamente di un verosimile “nuovo periodo d’oro per il gas”, per fronteggiare il forte aumento  del fabbisogno di energia (+30% fino al 2040), causato dall’aumento demografico e dalla mobilità. Si specifica che questo combustibile ha per sua natura dei vantaggi: è il meno inquinante tra i fossili, non necessita di rifornimenti intermedi (autocarri) e non ha elevati costi d’infrastruttura (centrali a gas di grandi dimensioni). Potrebbe pertanto servire egregiamente quale energia ponte in attesa delle rinnovabili. Una tappa intermedia di sicuro e significativo minore inquinamento, che la politica fatica a capire.

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Come indicato nel grafico, la Svizzera è molto dipendente dalle energie fossili, per le quali occorre garantire  disponibilità quantitativa e accesso sicuro ai mercati internazionali. Si tende a ritenere che un paniere energetico a più vettori possa rappresentare un vantaggio e una sicurezza. Con la progressiva, pronosticata diminuzione del nucleare e del petrolio, si ipotizza un maggiore impiego del gas naturale. D’altra parte questo vettore continua ad essere apprezzato in Svizzera presso la popolazione (900 Comuni su 2’400), come cifra d’affari (2,5 miliardi, di cui circa 1,5 miliardi creano valore aggiunto diretto in Svizzera) e come infrastruttura (19’500 km di condotte) che un domani potrà servire per il trasporto di altre energie. Nel 2015 (dati ufficiali nazionali marzo 2016), si sono venduti 37’120 GWh (+7%) di gas naturale, oltre a 262 GWh di biogas indigeno (+23%).
Anche grazie allo studio UBS, si può capire meglio come l’energia sia un input essenziale per ogni attività sociale; dalla produzione delle merci alla mobilità, dalle telecomunicazioni alle esigenze abitative. Tutto gira attorno all’energia, con una dipendenza che sarà, come detto, sempre maggiore. Le diverse forme di energia sono un moltiplicatore indispensabile delle capacità dell’uomo. Varrà dunque la pena riservare ad esse studi e analisi, con il fine di trovare il mix ideale per garantire ulteriore crescita economica e benessere alla nostra popolazione.

Edo Bobbià
Metanord SA