INTERVISTA A SERGIO SAVOIA

INTERVISTA A SERGIO SAVOIA

Ci parli del suo interesse riguardo al tema dell’energia.

Da molti anni mi occupo di problemi ambientali, come Direttore del Programma Europeo delle Alpi del WWF. Inoltre, come coordinatore del partito dei Verdi del Ticino, ho sempre prestato particolare attenzione alla questione energetica.

Secondo lei quanto è importante la tematica ambientale quando si parla di energia?

Le soluzioni energetiche, attuali e future, rappresentano uno dei fattori più importanti che influenzeranno la qualità dell’ambiente nei prossimi anni. Insieme al consumo di altri tipi di risorse, la produzione e il consumo di energia sono tra i “drivers” principali che spingono verso la perdita della biodiversità e il degrado degli habitat, con le relative conseguenze sulla salute delle persone.

La crescita del fabbisogno di energia è ormai inarrestabile?

Dall’inizio della rivoluzione industriale a oggi, il fabbisogno energetico è cresciuto in maniera drammatica, diventando esponenziale negli ultimi cinquant’anni. Tutto ciò è dovuto a due fattori: l’aumento del fabbisogno individuale e la crescita della popolazione.

Che effetto genera questa crescita incontrollata?

L’effetto principale concerne un danneggiamento della qualità della vita, causato innanzitutto dalla produzione e dalla distribuzione dell’energia, e in secondo luogo dal consumo della stessa.

L’impatto sull’ambiente varia da vettore energetico a vettore energetico?

Sì, ogni vettore energetico ha un impatto differente, ma non esistono vettori energetici privi d’impatto. Ogni energia prodotta e consumata nuoce all’ambiente e in definitiva alle persone. Occorre però distinguere tra vettori utilizzati per la produzione di energia e vettori usati direttamente dal consumatore finale. Il gas utilizzato per la produzione di energia elettrica e il gas utilizzato dal cittadino comune per riscaldare la sua casa hanno, infatti, un impatto differente.

Cosa pensa del nucleare?

Il nucleare non distrugge direttamente il clima, ma i costi enormi e i tempi lunghissimi di messa in opera e dismissione, la gestione delle scorie, e i danni enormi in caso d’incidente, lo rendono una scelta impraticabile.

E del gas invece?

Con il gas siamo in una sorta di terra di mezzo. Il gas per la produzione di energia elettrica può essere una buona via di transizione, con una tempistica ben delimitata, perché dotato di un’efficienza relativamente buona e di un impatto ambientale migliore di quello del carbone, e problematiche di sicurezza meno apocalittiche di quelle nucleari. Rimangono la dipendenza dall’estero e gli aspetti connessi con la combustione fossile.

E del gas utilizzato per il riscaldamento?

Il gas usato dai consumatori diretti è interessante per vari aspetti, ma soprattutto a dipendenza di quali altre fonti va a sostituire. Se passo dall’olio combustibile al gas naturale, miglioro evidentemente il bilancio ecologico.

Tornando quindi alla scelta del vettore, cosa consiglia?

Personalmente il discorso del vettore mi interessa meno del discorso generale della domanda. Non possiamo più porci il problema della questione energetica solo nei termini di trovare continuamente risposte all’aumento della domanda. Per quanto questo possa essere ideale per chi produce e commercia energia, inseguire la domanda ci porterà inevitabilmente al collasso. La crescita del fabbisogno, come detto, è tendenzialmente esponenziale. Il tasso di crescita per unità aumenta, così come aumenta il numero delle unità. Ossia, più persone consumano più energia pro capite. Per quanto possiamo correre dietro a questo fabbisogno, tra breve avremo perso la corsa.

Quindi che soluzione propone?

Occorre puntare sull’efficienza. Bisogna ridurre il tasso di crescita del fabbisogno unitario. In buona sostanza occorre smetterla di pianificare esclusivamente l’offerta e mettersi ad agire fortemente sulla domanda. Si tratta di una scelta che ha senso anche dal punto di vista macroeconomico. Un’economia svizzera a minor consumo energetico è un’economia svizzera più competitiva. Inoltre, l’aumento dell’efficienza ha un senso anche per i consumatori: è più semplice, infatti, ridurre la bolletta energetica consumando meno, piuttosto che agire direttamente sul costo unitario.