Gas naturale ed elettricità. Il binomio del futuro

Gas naturale ed elettricità. Il binomio del futuro

All’inizio di questo mese è stato pubblicato un interessante studio sulle energie del futuro condotto da UBS, le cui conclusioni principali vedono nell’idroelettrico, nel solare e nelle centrali a gas naturale l’unica vera soluzione per raggiungere una sana sostenibilità energetica nei prossimi anni. Se idroelettrico e solare sono ormai concetti assodati alla nostre latitudini, la produzione di energia elettrica attraverso delle centrali a gas naturale richiede probabilmente qualche approfondimento.

È innanzitutto importante sapere che idroelettrico e solare non sono in grado al momento di coprire il fabbisogno nazionale di elettricità e che una parte dell’energia consumata in Svizzera viene prodotta a partire dal carbone (soprattutto in Germania), che è l’energia fossile più inquinante a livello ambientale. Proprio per questo motivo le centrali a gas naturale hanno un ampio margine di sviluppo.

Le centrali termiche a gas naturale sono realizzate sotto forma di impianti combinati. Delle turbine a gas generano elettricità tramite un alternatore. Il vapore proveniente dalla caldaia di recupero viene anch’esso utilizzato per produrre elettricità con una turbina, portando i rendimenti elettrici di questi impianti intorno al 60%, in confronto al 40% di una centrale termoelettrica tradizionale. A questo bisogna inoltre aggiungere un sensibile miglioramento a livello ecologico, in quanto si ha un minor consumo di combustibile fossile a parità di energia prodotta.

Ma il gas naturale offre di più! Anche il processo inverso è ormai possibile.

La produzione di gas naturale a partire dall’energia elettrica è oggetto del dibattito scientifico, ma anche politico, e inizia a presentare i primi risultati confortanti.

Questa nuova tecnologia, a nome “Power to gas” si basa sulla conversione dell’energia elettrica in eccesso, prodotta da impianti di energia rinnovabile e pulita (solare ed eolico producono elettricità in modo discontinuo e spesso quando non ce n’è un bisogno immediato), in acqua e metano (il gas principale che costituisce il gas naturale), mediante il processo di “Sabatier”, cioè una reazione chimica che fa reagire il diossido di carbonio con l’idrogeno.

Il gas così ottenuto può essere stoccato (a differenza della corrente elettrica) e immesso nella rete nei momenti di sovrapproduzione di energia elettrica rinnovabile, garantendo maggior sicurezza nell’approvvigionamento, minor dipendenza dai paesi fornitori ed evitando sprechi energetici.

Il “Power to gas” si presenta quindi come uno dei punti di riferimento dell’energia del futuro ed è, per esempio, già parte del programma nazionale energetico tedesco.

 

Sarebbe forse il caso, ma questa è un’opinione assolutamente personale, che la Svizzera inizi a guardare con maggior attenzione alle soluzioni necessarie a garantire un adeguato sostentamento energetico vista la progressiva dismissione del nucleare (anche se il dibattitto sul tema è sempre aperto) che oggi garantisce circa il 40% del fabbisogno nazionale. Le energie rinnovabili, che sono l’obiettivo ultimo per la prossima generazione, garantiscono oggi solamente l’1%/2% dell’energia richiesta e la possibilità data dalle centrali a gas e dal “Power to gas” non è assolutamente da sottovalutare.

 

Meglio prevenire che curare!

 

Mattia Janett

 

21.03.2016