Forum mondiale sul clima di Parigi

Forum mondiale sul clima di Parigi

“Si prospettano anni importanti per il nostro avvenire”. Prendo in prestito questa affermazione che l’amico Giancarlo Olgiati ha forgiato rispetto alla trasformazione in atto nell’economia. In effetti, il concetto vale nello specifico anche per il settore energetico.

Da questo forum mondiale che ha preso avvio il  30 novembre scorso tutti si aspettano molto, malgrado una certa diffidenza rispetto ad adunate simili del passato. La grande novità di Parigi è costituita dalla presenza di USA e Cina, sembra con voglia di collaborare.

Curiosi gli ecologisti, comprensibilmente, che si attendono provvedimenti restrittivi. Curiosi coloro che vorrebbero meno inquinamento, ma senza sacrifici eccessivi sia personali, sia finanziari. Curiosi infine tutti coloro che si occupano delle diverse fonti energetiche e che si attendono una ragionata sintonia tra economia ed ecologia, piuttosto che fanatismo ideologico.

Io spero tanto in una saggia risposta a questa domanda: Qual è la tipologia energetica migliore rispetto all’ambiente e alla garanzia di crescita economica?

Per finanziare convenientemente il compito ecologico a livello mondiale occorrerebbero 100 miliardi/anno. E’ la somma che il Summit di Parigi avanzerà. Dove trovarli? Solo soldi pubblici?

Non sono auspicabili, secondo gli esperti, tappe veloci e scadenze troppo vicine. L’ecologia ha bisogno di tempo per essere capita e condivisa. Anche qui spero in un saggio ripensamento da parte dei catastrofisti che già in passato avevano sbagliato e di grosso. Meglio dunque procedere a tappe con obiettivi raggiungibili. Un concetto per altro espresso anche da Papa Francesco nella sua enciclica “Laudato sì”, punto 165, pag. 152. Un documento di grande spessore.
Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili, molto inquinanti – specie il carbone, ma anche il petrolio e, in misura minore, il gas -, deve essere sostituita progressivamente e senza indugio. In attesa di un ampio sviluppo delle energie rinnovabili, che dovrebbe già essere cominciato, è legittimo optare per il male minore o ricorrere a soluzioni transitorie”.

In tutto questo complesso tema, il gas naturale avrà verosimilmente un suo ruolo quale energia di transizione, assai meno inquinante dell’olio combustibile. Quest’ultimo, anche a livello svizzero, continua ad essere la fonte di riscaldamento più usata (oltre 50%) e sta mettendo in crisi tutti i gestori degli altri vettori energetici, rinnovabili e gas in particolare, a causa dei prezzi in caduta libera. E questo è un po’ peccato, poiché il gas naturale, ad esempio, ha in serbo la messa sul mercato di nuovi impianti tecnologicamente all’avanguardia, quali i micro-cogeneratori e le minuscole, quanto silenziose, pompe di calore a gas e biogas. Gioielli industriali che verranno lanciati anche sul mercato ticinese nella prossima primavera.
Ma per tornare a Parigi, tutto questo rinnovamento tecnologico nelle energie fossili, che ha pure un ruolo nella giusta causa ambientale, potrà subire le negative decisioni del Forum mondiale. Perché? Perché si capirà se i grandi della terrà sceglieranno la politica dei grandi passi (spesso irraggiungibili, come ampiamente dimostrato in passato), oppure quella delle soluzioni intermedie, dei piccoli passi, ma sicuri. Personalmente sono ottimista sull’esito del Forum, anche poiché mi sembra di poter dire che “l’aria è cambiata” verso una sana ragionevolezza che porterà risultati migliori. Con la variante dei piccoli passi, anche il gas naturale, che si posiziona a metà strada fra petrolio e rinnovabili, potrebbe poter dire la sua, contribuendo a migliorare l’ambiente in attesa dell’arrivo delle rinnovabili (20-30 anni, secondo gli esperti) in quantità sufficiente.

Attesa e curiosità, dunque, verso Parigi e verso le decisioni che seguiranno, speriamo vincolanti, in tutta Europa e non solo in Svizzera, come è accaduto in passato.
Il tema energetico, strettamente legato a quello ambientale, sta finalmente muovendo anche la politica cantonale. L’On. Vitta, che già in campagna elettorale aveva promesso di concentrare la sua attenzione, diversamente dal passato, anche sulla politica ambientale, ha mantenuto fede alla sua promessa con  la costituzione di un “tavolo elettrico”, quale importante primo passo per poi doverosamente passare ad un “tavolo energetico”, sicuramente più consono alle pressanti esigenze. Un’idea potrebbe essere quella di orientare intelligentemente l’uso dei diversi vettori rispetto al territorio. Creare questo gremio di specialisti, tecnici e politici sarà tanto più utile quando arriveranno le decisioni politiche nazionali, attualmente in discussione alle Camere Federali. Sicuramente le Autorità vorranno pure recepire le raccomandazioni del Forum mondiale. Ma oltre alla Svizzera, quasi sempre prima della classe, anche l’Europa deve darsi una mossa. Nel recente incontro tematico tra l’On. D’Alema e Tito Tettamanti (sempre brillante e piacevole) è stato ribadito che sarebbe ora e tempo che in questa Europa, dove di europeo c’è solo la moneta, ci si potesse muovere anche in questa direzione, dando una grandissima efficacia a delle misure concrete ma soprattutto rispettate, ciò che non è certo il caso attualmente.

Edo Bobbià

Direttore Metanord SA

 

09.12.2015