AUTUNNO CALDO PER LA POLITICA ENERGETICA

AUTUNNO CALDO PER LA POLITICA ENERGETICA

E’ sul triangolo sicurezza d’approvvigionamento – rispetto dell’ambiente – economicità che si focalizza il dibattito autunnale sulla politica energetica. Chi pensa, ad esempio, di poter attuare semplicemente la transizione, escludendo il nucleare e le energie fossili, solamente con sovvenzioni alle rinnovabili e regolamentazioni, ha certamente una visione miope e irreale.
La politica, infatti, dovrebbe finalmente definire una strategia che risponda a questa semplice domanda: quali energie vogliamo utilizzare in futuro e come? Questo richiede uno sguardo globale e pragmatico sul bilancio delle diverse fonti energetiche, infrastruttura compresa. Per un approvvigionamento energetico durevole, bisogna integrare il gas naturale, il biogas e l’infrastruttura della rete del gas all’equazione. Questo non sembra essere il caso nel mondo politico ai diversi livelli, federale, cantonale e comunale.
Contrariamente alle reti elettriche, il gas naturale (che non è il GPL delle bombole!) si può stoccare grazie al power-to-gas. Questa tecnologia permette di usare razionalmente l’infrastruttura esistente e di raggiungere gli obiettivi della riduzione delle emissioni di CO2. Purtroppo i Cantoni, nelle loro leggi sulla costruzione, spesso non fanno alcuna differenza tra l’olio combustibile e il gas, vanificando gli sforzi intrapresi dal settore svizzero del gas verso una tecnologia rinnovabile, adottabile facilmente con lo sfruttamento delle rinnovabili (incostanti) in misura maggiore.
Per rimpiazzare la corrente attualmente prodotta dalle centrali nucleari (meno 40%), bisognerà fare appello a fonti diverse. E’ chiaro a tutti, ma non viene detto, che le rinnovabili non basteranno. Le istallazioni di cogenerazione o UFC (Unità forza-calore) coprono i bisogni congiunti di calore ed elettricità. Queste istallazioni devono essere più conosciute e dunque lottare ad armi pari per conquistare un posto di diritto sul mercato.
La cogenerazione è una componente importante della strategia energetica del Consiglio federale. Con rese energetiche molto elevate, gli impianti di cogenerazione sono particolarmente indicati in inverno, quando bisogna importare corrente proveniente dalle centrali nucleari o a carbone.
La strategia energetica 2050 vuole un riorientamento dell’approvvigionamento energetico in Svizzera. Si farà capo anche al gas naturale? Domanda delicata che merita quantomeno una risposta seria, ciò che non è stato il caso sin qui. E’ oramai evidente che i Cantoni saranno progressivamente chiamati ad un’influenza operativa sempre più marcata, specialmente con le prescrizioni energetiche relative ai fabbricati.
Il settore del gas naturale ha una rete sotterranea importante anche in Ticino e di ciò il Governo e il Gran Consiglio ne dovrebbero tener conto, anche per promuovere meglio le energie rinnovabili. A livello svizzero, il vettore gas naturale sta vivendo una situazione per certi aspetti paradossale. Da un lato la politica che manifesta una certa reticenza, malgrado la consapevolezza che un’eventuale progressiva riduzione del nucleare non può prescindere dall’impiego del gas. Dall’altro lato il successo evidente di questo vettore nella Confederazione (già oltre 900 Comuni su 2’400 collegati, 19’434 km di rete, di cui 2’230 in alta pressione, 100 le imprese distributrici e nel 2014 consumi pari a 2,5 miliardi di franchi). Per fronteggiare la nuova realtà energetica sarà necessario impiegare il gas naturale, unitamente alle energie rinnovabili che al momento coprono solo l’1,5% del fabbisogno energetico svizzero.
La politica, ma in particolare la Commissione Cantonale energia del Gran Consiglio, avrà dunque un ruolo importante e delicato nel tracciare le linee guida di una strategia energetica credibile. Non sarà cosa facile, se non con l’integrare saggiamente i vari vettori energetici presenti.

Edo Bobbià
Direttore Metanord SA